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“Dio è padre”, si è sentito dire tante volte. Ma di questa descrizione di un Dio che si comporta come un padre di famiglia, probo e responsabile, a volte iroso, a volte tenero, possiamo dire che allude più alla gerarchia della società che lo racconta piuttosto che allo stesso Dio. Vale ugualmente per un Dio che assume le sembianze di signore e imperatore. Ma, in momenti diversi della storia, vediamo emergere narrazioni differenti. Ad esempio, verso la fine del Medioevo, in un’epoca di passaggio, pregna di cambiamenti, all'alba dell'Europa moderna, prese corpo un pensiero elaborato da donne che avevano stretto con Dio un rapporto di straordinaria confidenza e di suprema libertà. Alcuni l’hanno chiamata mistica femminile, ma - con maggiore pertinenza - si potrebbe parlare di teologia in lingua materna. Questo nome ci restituisce la novità di una scrittura in cui l’esperienza viva si fa conoscenza e pensiero mediante la lingua che impariamo a parlare per prima, nell'ascolto della voce materna, e Dio si dice nella prossimità con il nostro essere corpo, nella fragilità di ogni inizio.
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